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Una vetrina non d’oro con un temporale orizzontale

FlorenPass n.5/2010, Recensioni Comments (0)

La piscina comunale “le Pavoniere” – visitata da uno svizzero

La prima settimana a Firenze mi sono comportato come tutti gli altri turisti. Vuol dire che sono corso da un’attrazione a quella dopo. Un giorno, dopo tante cose da vedere e una passeggiata che mi faceva sentire come un maratoneta alla fine del tragitto, ho deciso di andare a una piscina comunale. Un tuffo nell’acqua avrebbe rifrancato spirito e corpo. Sulla pianta della città ho visto che c’era una piscina vicino all’ippodromo nel parco della Cascine. Arrivato mi è sembrato che questo luogo fosse più un circolo sportivo per cicliste e motocicliste che una piscina comunale. Ma mi hanno assicurato che non mi sbagliavo e ho potuto accedere dopo aver pagato l’ingresso di 9 Euro. 9 Euro – per uno svizzero come me questo importo fa venire l’impressione che i rubinetti e le docce debbano essere fatte d’oro. Insomma – ho pagato e sono entrato a cambiarmi i vestiti. Ma con l’intenzione di rinchiudere i miei oggetti di valore mi sono accorto che tutti i cassettini (con una piccola esagerazione ce n’erano quasi milioni) erano vuoti, ma non si potevano usare perché non c’erano serrature. Allora ho deciso di andare con tutta la roba all’aperto, quando inaspettatamente è scoppiato un temporale con una pioggia orizzontale da una doccia non d’oro ma automatica. Non me ne ero accorto prima. Dunque, ben bagnato, sono arrivato alla piscina e ho cercato con gli occhi un posto all’ombra nel verde per riposarmi.

Invece ho provato la successiva delusione – nessun albero, neanche un prato, soltanto un piccolo campo di pavimento nudo che scottava al sole. Sorprendentemente questo pavimento era tutto coperto di corpi sudanti. A volte questi corpi si giravano o si muovevano all’acqua per rinfrescarsi sedendosi sul bordo della piscina. Intanto c’è stata un’altra sorpresa per me – nessuno stava nuotando. Dopo aver trovato un posto per l’asciugamano sono stato contento d’avere molto spazio per fare alcune corsie nell’acqua, se non ci fosse stato il sentimento d’ essere osservato da tutte le parti. Ma non c’era bisogno d’essere preoccupato, perché ho notato che ci si veniva per fare, come un hobby, osservazioni e ammirazioni reciproche. Come disse il venerabile Ovidio?

Spectatum veniunt, veniunt spectentur ut ipsae Spectatum veniunt, veniunt spectentur ut ipsae !

René Reinhardt, Firenze

admin @ October 19, 2011

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